29 Aprile 2021

La regolazione del microclima in stalla e la ventilazione naturale 

La bella stagione è dietro l’angolo, e con essa le necessità dei bovini da allevamento si fanno ancora più protagoniste. L’osservazione e la gestione della vacche da latte è, fin dai primi istanti di vita, un processo sempre più delicato che richiede un continuo aggiornamento e manutenzione per assicurarsi che l’ambiente circostante sia accogliente e favorisca una crescita sana e forte.

In inverno gli allevatori spesso ricorrono al sistema di ventilazione naturale, tuttavia nei periodi più caldi questo metodo di raffrescamento può non essere sufficiente per garantire il benessere dei propri animali. Vediamo in questo articolo perché.

LA GIUSTA TEMPERATURA NELLA STALLA

Le temperature che per noi possono essere tradotte in un clima mite, dai 24°-25°, per gli animali da latte possono rivelare le prime complicazioni, andandosi a sommare progressivamente con l’impatto delle radiazioni solari, il livello di umidità relativa (UR) e gli sbalzi termici, riassumendosi nel generale stress da caldo.

Per ottimizzare dunque la salute generale, le temperature medie delle stalle dovranno variare, distinguendosi in base alle bovine in lattazione e in asciutta. Tra i vari accorgimenti, le prime richiedono una neutralità termica indicativamente tra i –5° e 21°, ma anche le bovine in asciutta meritano pari attenzioni per il periodo di stress a cui sono sottoposte, con una temperatura più elevata indicativamente tra i 0° e i 24°.  Considerando che le temperature ottimali non possano mai darsi per definitive in relazione a fattori quali l’umidità e la velocità dell’aria, la media di riferimento si dovrebbe aggirare dai 7° ai 20° con un tasso di umidità non superiore al 40/50%.

LA VENTILAZIONE NATURALE E I SISTEMI DI RAFFRESCAMENTO

Nel periodo meno caldo si ricorre a sistemi che rafforzino i naturali metodi di ricircolo attraverso movimenti d’aria dal basso verso l’alto, grazie ad aperture laterali e cupolini superiori. La stagione fredda infatti, indipendentemente dal territorio, fa spesso affidamento alla ventilazione naturale, detta anche sistema “passivo”, grazie alla capacità di riciclaggio dell’aria senza il ricorso di alcuna fonte energetica. Un processo ottimale per ridurre notevolmente costi e manutenzione attraverso un cosiddetto effetto ‘camino’.

Nonostante ciò, considerando la tendenza fisiologica delle vacche ad emanare calore, all’alzarsi delle temperature i sistemi naturali potrebbero non esser sufficienti per contrastare lo stanziamento d’aria calda, entra quindi in gioco la necessità di un sistema di raffrescamento e ventilazione forzata. Strumenti di termoregolazione vengono distribuiti tra dormitori e zone di alimentazione accompagnati da delle doccette nelle autocatture a ritmo alternato per guidare un ciclo di raffreddamento e asciugatura del manto delle bovine, agevolando il bilanciamento della temperatura. I destratificatori, ad alto rendimento energetico e basso consumo, permettono il costante riciclo e la ridistribuzione dell’aria, grazie al movimento costante di sei pale in alluminio.

Le nuove tecnologie permettono di abbinare questi sistemi a delle centraline automatiche che, grazie al rilevamento di temperatura/umidità, permette la regolazione automatica dei cicli di bagno-asciugatura.

In conclusione, il monitoraggio del microclima in una stalla non è altro che uno dei tanti fattori da considerare, possibilmente già in fase di progettazione della struttura, per riuscire ad avere un miglioramento notevole del benessere animale e maggiori risultati in termini di qualità e produttività.

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